La Slovenia è diventata un’opzione molto più concreta per le donne che lavorano da remoto e desiderano trascorrere un periodo prolungato all’estero insieme alla propria famiglia da quando, il 21 novembre 2025, è entrato in vigore il nuovo permesso di soggiorno temporaneo per nomadi digitali. Anziché introdurre un’altra soluzione per soggiorni brevi, il Paese ha creato un percorso di soggiorno specifico per cittadini di Paesi non appartenenti all’UE e al SEE che lavorano a distanza per datori di lavoro, clienti o attività con sede al di fuori della Slovenia. Nel 2026, il permesso può consentire a una richiedente idonea di vivere in Slovenia fino a un anno continuando a svolgere la propria attività internazionale. Per le madri, in particolare, c’è un elemento che rende questo percorso particolarmente rilevante: i titolari non devono rispettare il consueto periodo minimo di soggiorno prima di presentare domanda di ricongiungimento familiare. Il partner e i figli possono quindi essere presi in considerazione sin dall’inizio del trasferimento. Ciò non rende il trasferimento automatico né privo di procedure amministrative, ma crea un quadro più chiaro per conciliare lavoro da remoto, cura dei figli, scuola e vita familiare in Slovenia per un periodo definito.
Il percorso sloveno dedicato ai nomadi digitali è rivolto a persone che svolgono realmente un’attività lavorativa da remoto per un soggetto economico situato al di fuori del Paese. In base alla Legge sugli stranieri, la richiedente deve essere cittadina di un Paese esterno all’Unione europea e allo Spazio economico europeo e deve essere impiegata da un’azienda con sede fuori dalla Slovenia, lavorare per tale azienda sulla base di un contratto di diritto civile oppure esercitare un’attività autonoma all’estero. Il lavoro deve essere svolto da remoto tramite tecnologie di comunicazione. Il principio fondamentale è semplice: la richiedente può vivere in Slovenia continuando a percepire redditi derivanti dalla propria attività professionale all’estero, ma il permesso per nomadi digitali non è pensato come strumento per accettare un normale impiego presso un datore di lavoro sloveno.
Questa distinzione è importante perché un nomade digitale non entra nel mercato del lavoro sloveno attraverso questa categoria di soggiorno e, di conseguenza, non necessita dell’autorizzazione al mercato del lavoro normalmente richiesta quando un cittadino di un Paese terzo viene assunto in Slovenia. Allo stesso tempo, il permesso non deve essere interpretato come un diritto illimitato a lavorare nel Paese. Se, ad esempio, una donna si trasferisce a Lubiana continuando a lavorare a tempo pieno per un datore di lavoro britannico, statunitense o canadese, tale situazione può rientrare nelle regole previste per i nomadi digitali, purché siano soddisfatte anche le altre condizioni. Se successivamente accetta un impiego presso un’azienda slovena, di norma dovrà passare a un titolo di soggiorno e di lavoro adeguato, invece di continuare a fare affidamento sul permesso per nomadi digitali.
Il permesso di soggiorno può essere rilasciato per un periodo massimo di un anno e non può essere prorogato come permesso per nomadi digitali. Dopo la sua scadenza, l’ex titolare può presentare una nuova domanda per lo stesso tipo di permesso soltanto dopo che siano trascorsi sei mesi. La Slovenia consente tuttavia di richiedere un altro tipo di permesso di soggiorno temporaneo mentre quello per nomadi digitali è ancora valido, qualora le circostanze cambino e la persona soddisfi i requisiti previsti per un’altra categoria. Il limite di un anno deve quindi essere considerato con attenzione quando si pianifica un trasferimento familiare. Chi prende in considerazione la Slovenia come soluzione che potrebbe andare oltre un soggiorno temporaneo dovrebbe iniziare a valutare con largo anticipo il successivo titolo di soggiorno, senza considerare il primo anno come l’inizio di un percorso automaticamente rinnovabile.
La richiedente deve essere in possesso di un passaporto valido per almeno tre mesi oltre il periodo di soggiorno previsto in Slovenia. Deve inoltre disporre di un’assicurazione sanitaria adeguata che copra almeno le prestazioni mediche d’urgenza nel Paese. In pratica, è necessario dimostrare il rapporto di lavoro da remoto su cui si basa la domanda, che si tratti di un impiego presso un’azienda straniera, di una collaborazione contrattuale con un’impresa situata fuori dalla Slovenia o di un’effettiva attività autonoma svolta all’estero. Nel caso di una lavoratrice dipendente, è opportuno disporre di documenti che indichino chiaramente chi è il datore di lavoro, dove ha sede e che l’attività può essere svolta a distanza. Una lavoratrice autonoma dovrebbe invece essere pronta a documentare la base giuridica della propria attività all’estero e i redditi che ne derivano.
È inoltre previsto un requisito finanziario relativamente elevato. La normativa slovena richiede che il nomade digitale disponga di mezzi di sostentamento mensili pari ad almeno il doppio dello stipendio medio netto mensile in Slovenia. L’importo viene calcolato sulla base dei dati salariali sloveni più recenti utilizzati ai fini di legge, quindi non è consigliabile affidarsi a una cifra fissa in euro riportata in articoli datati o discussioni online sull’immigrazione. La soglia può variare con l’aggiornamento dei dati retributivi. La Slovenia consente di dimostrare il requisito attraverso fonti di reddito legittime e non limita la prova esclusivamente a una determinata forma di stipendio, ma la documentazione deve comunque confermare la disponibilità di fondi sufficienti per l’intero periodo di soggiorno previsto.
Le domande vengono normalmente presentate presso una missione diplomatica o un consolato sloveno all’estero. Una persona che si trovi già legalmente in Slovenia può inoltre avere la possibilità di presentare la richiesta presso un’unità amministrativa nel Paese. Per una donna che organizza un trasferimento con figli, è utile considerare la procedura come un unico progetto familiare, invece di preparare prima soltanto la propria documentazione e occuparsi dei familiari in un secondo momento. La validità dei passaporti, i periodi di copertura assicurativa, le prove relative al lavoro, i documenti reddituali e gli atti che dimostrano i rapporti familiari dovrebbero coprire, per quanto possibile, lo stesso periodo previsto per il trasferimento. È inoltre consigliabile verificare poco prima della presentazione della domanda l’importo finanziario aggiornato e i documenti richiesti direttamente presso l’ufficio competente, poiché le soglie legate agli stipendi e alcuni requisiti amministrativi possono cambiare anche quando la normativa di base rimane invariata.
Il ricongiungimento familiare è uno degli elementi più importanti delle regole slovene per i nomadi digitali. Nel sistema generale, alcune categorie di residenti temporanei devono rispettare determinati periodi minimi di soggiorno prima di poter far arrivare i familiari tramite ricongiungimento. I nomadi digitali rientrano invece espressamente tra le categorie che possono ricongiungersi con i familiari aventi diritto senza attendere il decorso del consueto periodo e senza una limitazione legata alla breve durata del permesso principale. Per una madre che pianifica un anno all’estero, questo cambia in modo significativo il valore pratico del titolo di soggiorno: non è necessario trascorrere parte dell’anno separata dal coniuge o dai figli soltanto per maturare il diritto a una successiva domanda familiare.
Il ricongiungimento familiare non riguarda esclusivamente il marito o la moglie legalmente sposati. Le regole slovene riconoscono il coniuge, il partner di un’unione riconosciuta e, in determinate circostanze, il partner di una relazione stabile e duratura. Anche i figli minorenni non sposati della richiedente possono rientrare nel ricongiungimento familiare, così come i figli minorenni non sposati del coniuge o del partner avente diritto. La normativa prevede inoltre disposizioni per alcuni figli adulti a carico e per i genitori quando esiste un obbligo legale di mantenimento. Queste situazioni più ampie dipendono maggiormente dalle circostanze individuali, quindi le famiglie che fanno affidamento su una condizione di dipendenza economica o su una relazione non matrimoniale dovrebbero preparare prove particolarmente chiare del rapporto, senza presumere che ogni componente del nucleo familiare venga trattato allo stesso modo.
Il ricongiungimento immediato non significa che l’intera famiglia utilizzi semplicemente la carta di soggiorno del nomade digitale. I familiari seguono una propria procedura di soggiorno e devono soddisfare le condizioni applicabili. Il titolare del diritto al ricongiungimento può presentare le domande per i familiari attraverso i canali previsti dalla Legge sugli stranieri. Quando un familiare avente diritto si trova già legalmente in Slovenia e la domanda viene presentata nel Paese, la normativa prevede inoltre, in alcune situazioni di ricongiungimento immediato, il rilascio di un certificato che conferma la pendenza della richiesta. Le coppie dovrebbero inoltre verificare separatamente le norme relative al lavoro se il partner che accompagna il nomade digitale intende essere assunto da un datore di lavoro sloveno, poiché il diritto al ricongiungimento familiare e l’accesso al mercato del lavoro locale sono due questioni distinte.
I genitori di bambini piccoli dovrebbero informarsi sui servizi per l’infanzia prima di stabilire definitivamente la data del trasferimento. In Slovenia, un bambino può generalmente essere iscritto alla scuola dell’infanzia a partire dagli 11 mesi di età, nel rispetto delle condizioni previste in materia di congedo parentale, e le domande possono essere presentate durante l’anno quando vi sono posti disponibili. Le strutture organizzano inoltre procedure formali di iscrizione per l’anno scolastico successivo. Una famiglia che arriva a metà anno può quindi riuscire a trovare un posto, ma la disponibilità non deve essere data per scontata. Per una madre il cui orario di lavoro coincide con il fuso orario di un datore di lavoro straniero, poter contare su un servizio per l’infanzia affidabile può essere essenziale; per questo, contattare più strutture prima di firmare un contratto di affitto a lungo termine può essere più utile che scegliere prima l’abitazione e occuparsi dell’assistenza ai figli soltanto in seguito.
Per i bambini in età scolare, la natura temporanea del permesso per nomadi digitali non impedisce ai genitori di organizzare la frequenza scolastica. In Slovenia i bambini iniziano normalmente la scuola primaria nell’anno solare in cui compiono sei anni. L’iscrizione alla scuola pubblica è collegata al distretto scolastico corrispondente alla residenza permanente o temporanea del bambino e, ai fini dell’individuazione della scuola locale, le indicazioni slovene attribuiscono rilevanza anche alla residenza temporanea. Una famiglia che arriva dopo l’inizio dell’anno scolastico dovrebbe quindi contattare la scuola competente per l’indirizzo in cui il bambino vivrà effettivamente, invece di attendere il successivo periodo ordinario di iscrizione previsto a febbraio. Le famiglie provenienti da un altro sistema scolastico dovrebbero inoltre portare con sé la documentazione relativa agli studi precedenti, così da aiutare la nuova scuola a comprendere il livello educativo già raggiunto dal bambino.
Anche l’assistenza sanitaria richiede una pianificazione anticipata, soprattutto quando il trasferimento riguarda neonati o bambini piccoli. Il requisito di immigrazione prevede un’assicurazione adeguata che copra almeno l’assistenza sanitaria d’urgenza in Slovenia, ma la copertura minima richiesta per il permesso di soggiorno non deve essere confusa con un’assicurazione sanitaria completa per tutta la famiglia. Una madre che necessita di controlli pediatrici regolari, prescrizioni continuative, cure specialistiche o servizi legati alla maternità dovrebbe verificare con precisione cosa copre la propria polizza prima dell’arrivo. Lo stesso vale per gli altri familiari. Una polizza più economica che soddisfa il requisito minimo per l’immigrazione può comunque escludere una parte significativa dell’assistenza sanitaria ordinaria; la questione pratica, quindi, non è soltanto sapere se l’assicurazione viene accettata per la domanda di soggiorno, ma anche se offre una copertura realmente adeguata alle esigenze mediche previste durante l’anno.

Dopo l’arrivo, il permesso di soggiorno rappresenta soltanto una parte degli adempimenti amministrativi. Uno straniero che vive temporaneamente in Slovenia deve registrare il proprio indirizzo temporaneo entro il termine previsto, generalmente entro otto giorni dall’inizio effettivo della permanenza nell’alloggio o dal rilascio del relativo documento di soggiorno. La prova del diritto a risiedere all’indirizzo può essere costituita da un contratto di locazione o sublocazione, da documenti di proprietà oppure dal consenso del proprietario. Per questo motivo è opportuno verificare che il locatore sia disposto a consentire la registrazione ufficiale dell’indirizzo prima di versare un deposito consistente. Per una famiglia, l’indirizzo ha anche conseguenze pratiche, poiché può incidere, ad esempio, sull’individuazione della scuola primaria competente e sulla corrispondenza con le autorità slovene.
La fiscalità deve essere valutata separatamente, perché residenza ai fini dell’immigrazione e residenza fiscale non coincidono necessariamente. L’Amministrazione finanziaria slovena spiega che una persona che trascorre più di 183 giorni in Slovenia nel corso di un anno solare può soddisfare i criteri per essere considerata fiscalmente residente nel Paese. Tuttavia, il numero di giorni non è l’unico elemento preso in considerazione. Possono essere rilevanti anche la residenza abituale e il centro degli interessi personali o economici, aspetto particolarmente importante per chi si trasferisce insieme al coniuge e ai figli. I residenti fiscali sloveni sono generalmente soggetti a tassazione sui redditi mondiali, mentre i non residenti sono normalmente tassati sui redditi di fonte slovena. La Slovenia applica inoltre accordi internazionali volti a evitare la doppia imposizione, quindi il trattamento corretto può dipendere dal precedente Paese di residenza fiscale e dalla specifica tipologia di reddito derivante dal lavoro da remoto.
La pianificazione fiscale diventa quindi particolarmente importante per una famiglia che arriva all’inizio dell’anno e intende utilizzare quasi per intero i dodici mesi di soggiorno. Una lavoratrice da remoto non dovrebbe presumere che continuare a ricevere lo stipendio da un datore di lavoro estero mantenga automaticamente tutti gli obblighi fiscali esclusivamente nel Paese del datore di lavoro. Allo stesso modo, una lavoratrice autonoma dovrebbe valutare in che modo una permanenza prolungata possa incidere sia sulla propria situazione fiscale personale sia sul trattamento dell’attività professionale svolta all’estero. Nel 2026 l’Amministrazione finanziaria slovena ha pubblicato indicazioni specifiche per i titolari del permesso di soggiorno temporaneo per nomadi digitali, confermando che le questioni fiscali vengono affrontate separatamente dall’idoneità ai fini dell’immigrazione. Per un soggiorno che si avvicina o supera i sei mesi, può essere utile richiedere una consulenza individuale prima del trasferimento, anziché affrontare il problema soltanto dopo la nascita di un eventuale obbligo dichiarativo.
Una preparazione realistica dovrebbe iniziare dal rapporto di lavoro subordinato o autonomo che rende possibile la domanda per nomadi digitali. È opportuno verificare che il datore di lavoro estero accetti un periodo prolungato di lavoro da remoto dalla Slovenia e chiedere se l’azienda prevede restrizioni interne legate a fiscalità, gestione delle retribuzioni, sicurezza delle informazioni o Paesi dai quali è consentito lavorare. Occorre poi controllare la validità del passaporto, stipulare un’assicurazione sanitaria adeguata, verificare che il reddito superi con un margine sufficiente il requisito finanziario sloveno e raccogliere i documenti necessari a sostenere la domanda. Se il trasferimento comprende anche il partner o i figli, è preferibile preparare contemporaneamente i documenti di stato civile e quelli relativi ai rapporti familiari, così da coordinare la domanda principale e la procedura di ricongiungimento invece di gestirle come due trasferimenti distinti.
La decisione successiva riguarda il luogo in cui la famiglia vivrà realmente. La Slovenia è un Paese geograficamente compatto, ma la vita quotidiana può cambiare notevolmente a seconda che si scelga Lubiana, un altro centro regionale o una località più piccola. Per una madre che lavora, il confronto più utile spesso non riguarda soltanto il canone mensile di affitto. I tempi di percorrenza verso la scuola dell’infanzia o la scuola, la possibilità di registrare ufficialmente l’indirizzo, l’accesso ai servizi sanitari, i trasporti pubblici, la disponibilità in casa di uno spazio tranquillo per lavorare e la differenza di fuso orario rispetto al datore di lavoro estero possono incidere molto di più sulla vita quotidiana. Le famiglie che prevedono di utilizzare servizi privati per l’infanzia, scuole internazionali o voli frequenti dovrebbero inoltre calcolare separatamente questi costi, anziché valutare la sostenibilità economica soltanto sulla base del reddito minimo richiesto per il permesso.
Il permesso sloveno per nomadi digitali può essere particolarmente adatto a una donna che dispone già di un reddito stabile proveniente dall’estero e desidera trascorrere un periodo definito in un altro Paese senza separare il lavoro da remoto dalla vita familiare. La possibilità di richiedere immediatamente il ricongiungimento familiare elimina uno degli ostacoli pratici più comuni nei soggiorni internazionali di lunga durata con figli. Allo stesso tempo, si tratta comunque di una soluzione temporanea: il permesso dura al massimo un anno, non è normalmente rinnovabile e non elimina le questioni relative a residenza fiscale, assicurazione sanitaria, servizi per l’infanzia o futuro status di soggiorno. La soluzione più solida consiste quindi nel pianificare un trasferimento familiare di un anno con un inizio e una conclusione ben definiti, affiancandovi un percorso di soggiorno alternativo qualora la Slovenia diventi in seguito una scelta a più lungo termine. Prendere queste decisioni prima dell’arrivo offre molta più certezza che cercare di risolverle negli ultimi mesi di validità del permesso.